Il Parco Robinson

Maggio del “68: mentre a Parigi prende vita la celebre rivoluzione studentesca, a Fossano il sindaco Beppe Manfredi aderisce all’istituzione del Parco Robinson, promossa dal Comitato provinciale per il gioco infantile.

Non si tratta né di una colonia estiva né di un centro ricreativo concorrenziale agli oratori, bensì di un’attività formativa e educativa di nuova concezione, che proprio nel fermento sociale di quel periodo si propone come opportunità di crescita e di maturazione per i bambini.

Lo spirito robinsoniano

La prima grande novità del Parco Robinson è la concezione della “libertà” come elemento fondamentale della crescita del bambino. Libertà intesa sia come scelta autonoma tra le varie opzioni di gioco e d’intrattenimento sia come modalità di viverle.

L’altro aspetto innovativo consiste nell’uso “fantasioso” dei materiali il più possibile naturali e coerenti con l’ambiente nel quale si sperimenta la vita in comune:

non si tratta, nel robinsonismo, di una serie di attività tipiche, bensì piuttosto di elementi che rendono attività di per sé tradizionali più naturali, più vicine al mondo del ragazzo, anche meno costose e quindi più ampiamente educative: ad esempio, lo spirito robinsoniano sconsiglia l’utilizzazione di materie plastiche per attività artistiche… se nella località esiste l’opportunità di procurarsi argilla, che abbisogni di un lavoro preparatorio da parte del ragazzo e, nella fase finale, la costruzione di un rudimentale forno per la cottura dei lavori eseguiti…

Angelo Paviolo, Le attività robinsoniane, in Fogli d’informazione…,1968 [2].

che a Cussanio vede protagonista soprattutto il legno:

Il personale preposto

Gli assistenti del Parco Robinson sono per la quasi totalità maestre e maestri, i quali – per essere abilitati – devono obbligatoriamente seguire dei corsi residenziali, promossi dal Provveditorato allo studio, che variano da un minimo di tre giorni a un massimo di dieci giorni, oltre gli incontri di qualificazione e i tirocini pratici di sei giorni.

Nulla dunque d’improvvisato: al contrario, una formazione mirata che presuppone un bagaglio di conoscenze e un curriculum professionale ben specifico, qual è quello degli insegnanti.

L’organizzazione

A partire dal 1969 il Parco Robinson fossanese si svolge a Cussanio, con una collaborazione tra il Patronato scolastico, il Comune e il Centro Italiano Femminile, dal lunedì al venerdì, dalle 13:45 alle 18:00.

Agli esordi accoglie duecentocinquanta bambini dai sei ai dodici anni, il cui trasporto dal centro urbano alla frazione avviene grazie agli autobus su iniziativa del C.I.F., che provvede altresì alla merenda.

Il Comune invece fornisce il necessario per la costruzione dei giochi: sabbia, tavole di legno, chiodi, vernice, cassetta di pronto soccorso, pali e strumenti di lavoro. Con questo materiale si edificano i fortini, le palizzate, le tende, e altresì lo spazio di lettura, il “market”, il bar.

Il santuario di Cussanio mette a disposizione il parco: un pioppeto di circa un ettaro di superficie; anche l’uso dei servizi igienici è concesso dal rettore, il canonico Rostagno. Inoltre un allaccio idrico con tubo di gomma garantisce acqua potabile fin sotto il pioppeto.

A dirigere il campo è il maestro Luigi Brizio, coadiuvato da tredici maestre. Con loro c’è anche un sacerdote: don Martina, che oltre a fare da guida spirituale, celebra le messe “beat, con accompagnamento di fisarmonica e di chitarra, con relativi canti “beat” e la presenza di molti genitori.

Infine due studenti assistenti contribuiscono a dare man forte al corpo insegnante per la parte musicale.

Altri tre studenti appassionati di atletica collaborano nell’organizzazione delle “robinsoniadi”:

Le “robinsoniadi” avvenivano nell’ultima settimana del campo e comprendevano gare di salto in alto, salto e corsa con i cerchi, gara nautica, costruzioni nell’arenile, caccia al tesoro, mini ostacolo, corsa nella ciambella (pneumatici sospesi a pochi centimetri da terra), corsa nei sacchi, corsa sui barattoli, corsa a coppie legate. Veniva attribuito un premio finale, nonché la consegna di caramelle e di un gelato a tutti i concorrenti, offerto dalla Cassa di Risparmio cittadina.

Genitori e adulti in visita

Al parco Robinson non erano precluse le visite esterne, anzi, venivano organizzati appositi momenti ricreativi, che coinvolgevano anche i nuclei familiari e i cittadini desiderosi di visitare il luogo, comprese nonne e insegnanti in pensione.

Il rapporto genuino e franco con le famiglie consentì di superare pure alcune situazioni spiacevoli, come quando nella penultima settimana del 1969

un ragazzo di otto anni, giocando nel fortino, essendo stato preso prigioniero con altri compagni, volle evadere malgrado ne fosse sconsigliato dai compagni stessi, saltando dal recinto del forte e riportando anch’egli [come un altro che saltò il tunnel] la frattura del braccio. Entrambe le famiglie riconobbero, senza esserne richieste, la mancanza di colpa o trascuratezza per l’incidente, che ascrissero alla fatalità, ma soprattutto alla vivacità degli infortunati.

Il Parco Robinson terminerà la sua attività all’inizio degli anni Ottanta, sotto la direzione del prof. Giuseppe Pellegrino, docente di pedagogia all’Istituto Magistrale “E. De Amicis” di Cuneo: in quegli anni i frequentanti erano saliti a quattrocento.

Note:

Le immagini del fotografo fossanese Formento, già del Patronato scolastico cittadino, sono di proprietà della Direzione Didattica – Fossano – Primo Circolo, gentilmente concesse all’Archivio Storico con il progetto “Con gli occhi della Storiaad esclusivo uso culturale.

Le riflessioni su Le attività robinsoniane sono tratte da A. Paviolo, in Fogli d’informazione dei Consorzi Provinciali Patronati Scolastici del Piemonte, [2], aprile 1968. Il testo è estrapolato dalle fonti documentarie dell’archivio di deposito comunale, IX.3.G, anni 1968-1980.

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