Quando all’ospizio ci finivano i bambini

L’immagine in apertura, tratta dalla Domenica del Corriere, mostra bambini festosi in partenza per una colonia marina. Anche la nostra città aderì alla campagna sanitaria nazionale che dagli anni Venti del Novecento incentivò la pratica del soggiorno al mare per i più piccoli, anzi fece ben di più, istituendo una colonia elioterapica appena fuori Fossano.

Prima però di narrare la nascita e lo sviluppo di questa, nonché della partecipazione in altre colonie sia in Riviera sia in montagna, ci si sposta nel secolo antecedente, alla scoperta dei primi approcci con il mare per chi viveva lontano.

Il mare per pochi, non per tutti

I figli dell’aristocrazia e della ricca borghesia locale certamente scendevano in Riviera o sulla Costa azzurra: si trattava di un ristretto numero di fortunati, che nell’immaginario ci raffiguriamo accompagnati dalla governante, vestiti alla marinara, ospiti in pensioni e in alberghi di lusso.

Ma c’era anche un altro più esiguo numero di fanciulli che soggiornava al mare: i bambini scrofolosi.

La scrofula – più propriamente la scrofolosi – è una malattia

che colpisce prevalentemente bambini malnutriti e in cattive condizioni igieniche; si manifesta con tumefazione dei linfonodi laterocervicali, che progressivamente colliquano, si ulcerano, danno luogo a emissione di materiale caseoso, risolvendosi poi in cicatrici retrattili…

in Dizionario di Medicina – Treccani
Bramwell, Byrom Edinburgh, Constable, 1893, in Atlas of Clinical Medicine.
National Library of Medicine, National Institutes of Health, USA

Ebbene, nel 1872 nella nostra provincia nasce il Comitato di Cuneo dell’Ospizio Marino Piemontese: un’istituzione recente, sorta sulla falsariga dell’iniziativa promossa pochi anni prima in Toscana dal medico fiorentino Giuseppe Barellai, fermamente convinto dell’utilità dell’elio-talassoterapia per combattere la tubercolosi, il rachitismo e varie patologie dell’infanzia.

La città di Fossano aderì alla sottoscrizione: nel Consiglio Comunale del 10 maggio 1872 il barone Tholosano propose l’acquisto di 32 azioni, per garantire la partecipazione di due bambini fossanesi; l’imprenditore Chicco, proprietario dell’omonimo setificio, invece suggeriva di dividere a metà le quote: 16 a carico della Città e altrettante versate dalle Opere pie. Questa risoluzione verrà approvata insieme alla costituzione di un Comitato locale, composto da cinque membri: il vescovo Manacorda e il vicario generale can. Oreglia, il presidente della Società Operaia Giovanni Daniele, il barone Tholosano e il sindaco Capelli.

Ritratto del dott. Francesco Capelli,
dalla collezione della Biblioteca “Vallauri”, Civica di Fossano.

Il primo cittadino è anche medico e non a caso, nella lettera di ringraziamento dell’Ospizio Marino Piemontese per la sottoscrizione delle 16 azioni e per l’invito alla cooptazione degli enti assistenziali, se ne sottolinea il ruolo:

…questi tratti onorano la intelligente Amministrazione Civica e chi la presiede, che alla qualità d’amministratore uniendo quella di cultor distinto della scienza salutare può meglio d’ogni altro conoscere come il bene pubblico e privato si promuova mediante l’Ospizio marino…

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L’esordio è di un solo fossanese, ma già dal secondo anno a un “povero infermo” si aggiungono due bambine. La statistica del primo biennio dà conto della compartecipazione provinciale e di quanti guarirono o migliorarono grazie alle cure. C’è pure un morto, ma una nota specifica che il decesso del malcapitato avvenne per una caduta accidentale:

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L’accettazione

I bambini, su segnalazione di un medico locale o dell’ospedale, venivano inviati per una visita alla Commissione sanitaria provinciale, muniti del certificato di nascita, di povertà e dell’avvenuta vaccinazione, come si evince da un manifesto del 1893:

Il problema è che, a scapito del gran numero di bambini bisognosi di cure, i prescelti erano accettati in proporzione alle quote versate. Nel 1879, ad esempio, il Comitato di Cuneo scrisse al Sindaco che Fossano avrebbe già esaurito i posti disponibili, però al piccolo Sandrino Arese, appena visitato, gioverebbe tantissimo il trattamento al mare; la Città dunque doveva sollecitare gli enti o i privati per pagare le spese per l’invio del bambino alle cure marine.

Il medico Capelli allora mandò una lettera accorata all’Ospedale Maggiore, a quello dei Cronici, all’Asilo infantile, all’Ospizio di Carità, all’Orfanotrofio femminile e all’Opera Oggero-Brunetti, in cui scriveva che

la scrofola è malattia che nelle sue proteiformi manifestazioni infetta e perseguita nelle più strane forme l’individuo sin dalla nascita, condannandolo a perire sul fior degli anni od a trarre un’esistenza miserrima fra gli ospedali e i ricoveri…

Seguiva l’elogio degli ospizi marini, del personale sanitario, ma anche l’osservazione sulle condizioni lavorative locali, per cui

trovansi molte famiglie le quali, stante il pessimo ambiente in cui vivono; aria, luce, nutrimento deficienti o insufficienti, danno alla scrofola largo contingente…

e quindi la necessità di metter mano al portafoglio! Il Comune faceva la sua parte, anzi, aveva pure aumentato la quota, ma ora sarebbe toccato a questi Enti metterci del proprio. Si affidava, insomma, al buon cuore di costoro, nella speranza di garantire maggiori opportunità ai bambini malati della città. Il fatto che ancora nel 1885 il Comitato sollecitasse una maggior adesione pecuniaria – erano quindici le bambine fossanesi presentatesi! – attestava una flebile compartecipazione della collettività.

Comunque, dopo la visita sanitaria dei bambini, nel mese di maggio di ogni anno arrivava al municipio una dichiarazione di accettazione dei prescelti, con l’indicazione del giorno della partenza. In quella data i familiari erano tenuti ad accompagnare i propri figli a prendere il primo treno per Loano.

Tra l’altro era specificato che

Dovere i ragazzi (maschi e femmine) che partono pel mare essere provvisti di vestiario decente ed uno di ricambio; due paia di scarpe, camicie e fazzoletti, nonché delle mutande e dei cappelli di paglia per bagno….

Non occorreva una valigia troppo capiente, dunque, ma la raccomandazione sottolineava comunque la necessità di specificare cosa servisse.

Se ci si mette nei panni di queste famiglie, povere e disagiate, mai uscite dalla città, si comprende che l’avvertimento del Comitato fosse finalizzato a fornire un aiuto per preparare il minimo occorrente per il soggiorno, che durerà quindici giorni. A noi oggi pare scontato e ovvio, ma nell’ultimo ventennio dell’Ottocento la situazione era ben diversa.

Cinque giorni prima della partenza – e non oltre – i genitori dovevano presentarsi allo sportello della stazione con la doppia richiesta di rimborso del biglietto, prevista dal Regolamento dell’Amministrazione ferroviaria apposta per i bambini scrofolosi. Una copia della richiesta veniva poi trattenuta dal Capostazione di Fossano.

Allo scadere delle due settimane arrivava in Comune una cartolina con la quale s’invitava il sindaco a comunicare ai parenti il giorno e l’ora per attendere alla stazione i propri figli; di norma era il terzo treno in arrivo dalla Riviera, alle 16:25.

Dammi cento lire che…

Cento lire era la quota che da fine Ottocento e nel primo ventennio del successivo secolo fu versata da Fossano. Nel 1917 non venne pagata, perché il Comitato provinciale non inviò il manifesto e quindi nel Comune la chiamata alla visita fu saltata. Ma alla fine della Grande Guerra le Opere Federate di Assistenza Propaganda Nazionale sollecitarono una maggior compartecipazione affinché alla colonia marina fossero inviati anche i figli dei combattenti nel conflitto armato.

Una maggior sensibilità indusse l’amministrazione, con a capo il sindaco Miglio, ad aumentare sensibilmente la quota, che nel 1922 salì a cinquecento lire e che raddoppiò ancora nel 1926.

Pochi anni dopo la colonia di Loano verrà sostituita con quella di Fossano, vicino a Stura, della quale si narrerà in seguito.

Non sarà il mare… ma almeno il sole verrà garantito.

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