Il “Caffé di Città”: origini e storia del “Roma”

Le notizie inerenti l’odierno Caffè Roma risalgono alla metà del XIX secolo, allorché nel 1843 il Comune e il Monte di Pietà acquistarono da Giulio Ambroggio

la casa di proprietà del medesimo, posta in attiguità di questo palazzo municipale, pel prezzo di lire ventiquattro mila cinquecento…

e fra le condizioni

avvi quella espressamente apposta dal venditore Ambroggio che la Città e il Monte rinnovino al medesimo la locazione delle botteghe da Caffè, con un alloggio nella stessa casa…

Da quella data al “Caffè di Città”, com’era denominato all’epoca, subentrano vari “caffettieri”: nel 1858 a gestirlo è Giovanni Vizio che, su progetto dell’ingegnere Rancorelli, fa abbellire il locale, tra l’altro con

una nuova costruzione riducendo parte del Cortile a sala pel biliardo, nell’angolo nord-est.

Misurerà 5,10 metri per 7,30, con un muro di 26 cm. Invece nella camera del banco si crea “una porta d’entrata sul bigliardo e una d’accesso alla restante corte” e si provvede a tamponare la porta d’accesso al magazzino.

Viene ampliato pure di 1,20 metri il corridoio e l’uscio di servizio; inoltre

porta e finestrone dell’attuale sala d’entrata al Caffè saranno ridotte a due finestroni, con un rialzo di 0,60 metri.

Le porte del locale vengono commissionate “alla Milanese”: l’indicazione è un chiaro segno del desiderio di innovazione e di modernità che s’intende conferire al locale.

Il contratto con Vizio è prorogato ancora nel 1865. In quegli anni il gestore provvede alla costruzione di un palchetto; del soffitto con tela e carta; delle tappezzerie alle pareti, applicate su pannelli a tela.

Nel novembre del 1872 s’indice un’asta pubblica, ma occorrerà lo spegnimento della quattordicesima candela – il che attesta la lungaggine nel presentare le proposte – perché Giovanni Boffré si aggiudichi la gara tra i tre contendenti: è il 14 febbraio dell’anno successivo.

Nel contempo nel 1873 l’ex gestore ha aperto un altro Caffè, portandosi appresso l’insegna precedente, con tanto di stemma della città: il gesto ci è noto perché il 3 novembre l’Amministrazione gli comunicherà il diniego a usarlo.

Nel 1876 entra anzitempo nella conduzione del locale Antonio Ghirardi, che vi resterà fino al 1895, allorché Rosa Pagliero, vedova di costui, rimetterà l’esercizio a Bartolomeo Fumero.

L’era del Caffè Roma

Con il nuovo secolo il locale cambia nome: la prima attestazione risale al 1902, quando la giunta municipale

accorda al signor Chej Giuseppe padre, falegname, l’esecuzione della costruzione del pavimento in legno sarice nella sala maggiore dei biliardi del Caffè Roma.

Nel 1910 è Alessandro Manassero a condurre il Roma, e l’anno dopo fa installare un potager a termosifone, tinteggiare alcuni muri e tappezzare le pareti.

Dopo il primo decennio del Novecento il locale può fregiarsi di una tenda a movimento meccanico: una novità che consentirà agli avventori di apprezzare gli spazi esterni nella bella stagione, congeniali alla socializzazione e al relax.

Inoltre una nuova insegna, in caratteri nello stile in voga al momento, contrassegnerà l’entrata principale: molti non giovanissimi ancora se la ricorderanno, con le trasparenze riflettenti del vetro a marcare la dicitura.

Per l’occasione l’Amministrazione s’incarica di provvedere alla tinteggiatura dell’atrio sotto i portici attigui.

Nel 1920 la gestione passa a Giuseppe Santi, ceduta due anni dopo a Pietro Gerbaudo: gli affari devono andar bene se il Comune adesso richiede 3500 lire d’affitto, ben più delle 2250 lire del paio di anni addietro e delle 1000 lire di un decennio prima.

Ballatore: il caffettiere per antonomasia

La svolta che legherà per decenni e decenni il Caffè Roma all’immagine del suo proprietario avviene il 27 novembre 1924, quando il Comune prende atto della rilevazione della caffetteria da parte di Paolo Ballatore.

Intraprendente, capace e professionale, il gestore nel 1929 comunica al podestà cittadino che

è intenzione del sottoscritto di procedere nel corrente mese ad un radicale trasformazione dei locali, per quanto riguarda il mobilio, dotando il Caffè di nuovi tavolini e poltroncine di lusso.

Nello stesso anno viene installato il nuovo impianto elettrico, e alle migliorie si aggiunge la sostituzione delle porte “di sicurezza” con moderne serrande scorrevoli, nonché l’inserimento di porte “a bussola” munite di vetri cristalli.

Foto d’epoca attribuibile al Caffé Roma

Un corredo di accessori dei quali tutt’oggi è ancora possibile, almeno per quel che resta, rimirarne la bellezza, peculiare di un gusto e di un’attenzione ai particolari che il trascorrere del tempo ha reso ancora più affascinanti.

Ti è piaciuto l'articolo? Qui puoi condividerlo:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *