Gli ebrei fossanesi: tra persecuzione e olocausto

Ci si avvicina alla Giornata della Memoria e anche l’archivio storico intende fornire un modesto contributo per ricordare la persecuzione degli ebrei, partendo proprio dalle vicissitudini cittadine.

Si scopre così che i processi narrati dalla grande Storia, che spesso appaiono lontani – studiati sui libri scolastici o visti al cinema – sono stati vissuti anche nella dimensione locale.

Ancora una volta ci si rende conto che a scrivere la Storia contribuiamo tutti con le nostre scelte, ieri come oggi.

I provvedimenti per la difesa della “Razza Italiana”

È noto che il 1938 fu l’inizio della persecuzione antiebraica, allorché il regime fascista delineò l’identità civile, culturale e religiosa degli italiani come “razza ariana” da difendere e salvaguardare dalle “razze” considerate diverse e inferiori.

L’esordio fu il farneticante Manifesto degli scienziati razzisti del 14 luglio e l’Informazione diplomatica dei primi giorni d’agosto. Seguì la Dichiarazione sulla razza del Gran Consiglio del Fascismo il 6 ottobre, nella quale tra l’altro si evidenziava il presunto antifascismo degli ebrei.

Il “meglio” che la dittatura mussoliniana riuscì ad architettare fu il Regio Decreto del 17 novembre del 1938, nel XVII anno dell’era fascista.

Una copia è conservata in un fascicolo dell’archivio storico: stampata a Bologna, foderata con una coperta rossa, ha le pagine sottolineate talvolta in blu, più spesso in nero, segno di quanto il decreto sia stato letto a fondo dal funzionario pubblico che poi lo ripose nella pratica.  

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I provvedimenti seguono a un primo, segreto censimento degli ebrei che le prefetture ordinarono ai podestà a metà estate del “38, raccomandando che:

Il lavoro dovrà essere portato a termine con riservatezza assoluta e massima precisione ed i dati devono riferirsi alla situazione della mezzanotte del giorno 22 agosto corrente mese.

Le disposizioni sono improntate ad assoluta priorità, al punto da lasciare soltanto una settimana di tempo per stilare le liste: dovevano essere spedite entro il 23 agosto, per arrivare in prefettura a Cuneo nella mattinata del 24. In quei giorni giunsero in Comune telegrammi e dispacci, tutti volti a chiarire aspetti cruciali di questo peculiare censimento.

Nell’attesa che entrasse in vigore il decreto regio per la difesa della razza, uno dei primi chiarimenti inviati a fine novembre del “38 ai podestà e ai commissari è un dispaccio prefettizio relativo ai matrimoni:

… vogliate adoperarvi impedire matrimoni tra persone razza italiana et persone appartenenti altre razze chiedendo in ogni caso nulla osta a questa Prefettura per trascrizione atti Stato Civile. Assicurate…

Negli anni a venire le registrazioni degli ebrei in città saranno periodiche e pubbliche, attraverso un apposito modulo compilato dai diretti interessati, di cui qui una copia in bianco:

Ancora nel dicembre di quell’anno il podestà emana una circolare interna:


Per una più scrupolosa osservanza, vi trascrivo l’art. 12 del R.D.L. 17 novembre 1938 n. 1728: “Gli appartenenti alla razza ebraica non possono avere alle proprie dipendenze in qualità di domestici, cittadini italiani di razza ariana. I trasgressori sono puniti con un’ammenda da lire 1000 a lire 5000”.

Una prassi che continuò, se il prefetto ancora nel 1942 evidenziava che

per ovviare alle conseguenze di siffatto divieto, da parte di famiglie ebraiche vengono assunte quali segretarie, dattilografe, stiratrici ecc. ecc. persone di razza ariana che, in effetti, prestano vera e propria opera di domestiche…

… si pregano i podestà di disporre per una più assidua e severa vigilanza, e che i trasgressori, senza indugio, vengano denunziati all’autorità giudiziaria…

Ci sono però alcune eccezioni a Fossano: nel 1940 si concede a Linda Colombo il permesso di tenersi la domestica, dato che la salute della donna era parecchio precaria, come rilevava nel suo consulto medico il dott. Avagnina.

L’anno dopo è il generale a riposo Cesare Giulio Levi a poter usufruire di Maddalena Leverone come domestica in servizio per la sua famiglia, temporaneamente in città.

Il cinismo fascista che non guarda in faccia neppure i suoi iscritti

Il clima in generale però si fa sempre più teso: alcuni ebrei tentano di ottenere attestazioni che, illusoriamente, sperano possano giovare alla propria condizione.

Paradossalmente perfino a coloro che aderirono fin dai primi tempi al fascismo tocca dimostrare la propria fedeltà al regime, senza alcun beneficio in riscontro, anzi. Traspare lo sconcerto, il senso di sfiducia e di delusione laddove la militanza era stata vissuta con sincera passione, e pare loro inverosimile che adesso tutto quanto ciò che si fece allora non contasse più nulla.

Uno degli esempi più emblematici viene dall’ingegnere Amerigo Ottolenghi, il fondatore del Bottoficio, che nel 1939 scrive al podestà, allegando una sua nota biografica giù mandata al prefetto in terza persona, nel novembre dell’anno prima:

… nel 1916 ha rinunciato all’esonero dal servizio militare spettantegli come proprietario e direttore dell’acquedotto civico di Fossano e fece domanda di essere arruolato quattro mesi prima della chiamata della sua classe…

In Fossano, appena congedato, creò nel 1919 un’industria bottoniera, unica in Piemonte, ed occupò fino a 180 operai…

Dal 1920 fu tra i primi in Fossano a far propaganda per il Fascismo: il Centurione (segue nome) di Fossano conserva ancora un foglio di sottoscrizione di quell’epoca, coi nomi dei primi fascisti, ed in essa figura anche la firma del sottoscritto. Il rag. (segue nome) può testimoniare come la bandiera rossa strappata dal Comune di Fossano sia stata nascosta poi nella casa del sottoscritto. Tuttavia, assillato dal lavoro del bottonificio e dalla direzione dell’acquedotto non entrò a far parte ufficiale del Fascio che nel 1926, mentre con l’animo e con la sua opera non fu secondo a nessuno nell’appoggiare il Regime salvatore dell’Italia…

Sarebbe di insanabile dolore per lui, per la moglie (figlia di fascista del 1920 di Ferrara) e di suo figlio, se la sua famiglia non potesse essere compresa fra quelle che ebbero sempre e in ogni circostanza amore per l’Italia e per il Regime…

L’insanabile dolore ebbe modo, purtroppo, di patirlo sulla sua pelle, eccome: soltanto grazie all’aiuto dei coniugi Sisto e Alberta Gianaroli, semplici lavoratori del mulino Turini di Polinago nel modenese – proclamati poi “Giusti tra le Nazioni” –, riuscì a salvare se stesso e la famiglia dalla deportazione. Li nascosero per mesi in una zona peraltro a ridosso della linea gotica, teatro di scontri tra nazifascisti e partigiani.

I Colombo di Fossano: lo sterminio ad Auschwitz e a Flossenbuerg

Le famiglie Colombo furono, tra i membri della comunità ebraica fossanese, quelle che subirono la sorte peggiore, insieme a Todros Norzi, che morì ad Auschwitz settantacinquenne.

Il convoglio ferroviario che il 6 dicembre 1943 partì da Milano condusse ad Auschwitz i fratelli Enrico e Benvenuto Gabriele Colombo: il primo nato a Fossano nel 1880, marito di Sara Segre; il secondo, sempre d’origine fossanese, di due anni più vecchio, aveva sposato Eugenia Jona.

Non fecero più ritorno.

Sul medesimo treno venne deportata Giulia Giuditta Colombo, nata a Fossano lo stesso anno di Enrico, moglie di Alessandro Valobra: furono catturati a Firenze ed entrambi morirono nel campo di concentramento di Auschwitz.

Israele Ferdinando Colombo invece era nato a Fossano nel 1896 ed aveva sposato Rosa Sancristoforo: arrestato a Genova, venne caricato sul convoglio del 14 dicembre da Bolzano, destinato a Flossenbuerg, da dove non fece più ritorno.

Il 5 aprile dell’anno dopo toccò a Sara Colombo, nata a Fossano nel 1876, figlia di Isacco Colombo e Enrichetta De Benedetti, catturata a Torino, salire sul convoglio che da Fossoli la destinò ad Auschwitz, dove morì.

La vita di un ebreo a Fossano prima dell’8 settembre 1943

La campagna di sterminio partì dopo l’armistizio, allorché il fascismo si definì nella Repubblica di Salò.

Fu così che si passò

dalla persecuzione dei diritti degli ebrei a quella delle vite.

Michele Sarfatti

Per gli ebrei italiani significò fughe, vita in clandestinità, il terrore di essere scoperti e deportati.

Gli anni antecedenti furono una sorta di lenta, logorante e umiliante esistenza, privata dei diritti goduti in precedenza, concessi invece agli “ariani”.

Un esempio ce lo offre proprio un altro Colombo, il signor Donato, abitante in Via San Giuseppe.

Dopo il regio decreto sulla difesa della razza il cinquantanovenne commerciante all’ingrosso di foraggi, foglie di granoturco e legna da ardere chiese di essere “discriminato”.

Mussolini, per far sembrare meno doloroso l’antisemitismo di stato, oltre allo slogan da balcone “discriminare e non perseguitare”, inventò proprio la categoria “discriminati”, ovvero quella relativa a coloro che per meriti di fronte alla patria o al regime potessero avere dei “privilegi”, rispetto ai divieti introdotti.

Giovanni Cecini

La domanda venne respinta dalla questura.

Nel frattempo i provvedimenti del regime contro gli ebrei proseguivano nel tempo, a partire dalla revoca delle licenze pubbliche:

mentre anche i discriminati perdevano i pochi vantaggi rispetto agli altri ebrei:

fino ad arrivare all’epilogo:

ritenuto che gli ebrei sono considerati sudditi nemici…

Ci sarebbe da ridere, se non fosse per la drammaticità del decreto:
in finale chi stese l’atto confuse il nome del Capo della Provincia con la data!

Due mesi dopo la prefettura di Cuneo comunicherà:

… Si rammenta il divieto alle amministrazioni dello Stato e agli Enti pubblici anche privati e ai pubblici ufficiali (notai, agenti di cambio, ecc.) di procedere a qualsiasi pagamento o consegna di beni a persone di razza ebraica…

Proprio a dicembre del “43, a fine mese, il sig. Colombo si vede recapitare una lettera del Commissario prefettizio di Fossano Carlo Rigat:

Per l’esecuzione in quanto vi riguarda… è stato disposto il sequestro di tutte le opere d’arte appartenenti agli ebrei, anche se discriminati, o ad istituzioni israelitiche. Per opere d’arte si intendono non solo le opere d’arte figurativa (pittura, scultura, incisione, ecc.) ma anche le opere d’arte applicata, quando per il loro pregio non possono essere considerate oggetto d’uso comune…

L’ebreo fossanese deve stilare una lista in duplice copia, da consegnare entro il 31 dicembre, cioè il giorno seguente alla richiesta fattagli dal Commissario!

L’anno dopo i documenti d’archivio riportano due pagine d’inventario dei beni del sig. Colombo, nonché la descrizione dell’abitazione e del magazzino, adibito adesso a deposito di carbone per il comando tedesco. Di lui non si ha notizia. Nemmeno del figlio Israele Mario, che nel frattempo è entrato nella Resistenza partigiana, come mi ha comunicato la figlia Donatella, nipote di Donato Colombo, con la quale proprio in questi giorni ho avuto il piacere di conversare. Ringrazio in proposito le colleghe dello Stato Civile / Anagrafe per l’aiuto nelle ricerche e per l’indicazione sulle discendenti.

È stata una bella notizia apprendere che almeno questa famiglia scampò agli eccidi e allo sterminio, e che le due nipoti vivono tuttora in città.

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