Le eruzioni dei vulcani e Fossano

Il titolo può sembrare del tutto fuori luogo, visto che all’apparenza si direbbe che non abbia nulla a che vedere con la nostra realtà. Vada per qualche scossa di terremoto nei secoli addietro, e di certo per le alluvioni e per le numerose carestie, ma l’eruzione di un vulcano qui è pura fantasia.

In questi giorni in cui le notizie dell’Etna in particolare attività, con conseguenti movimenti sismici, stanno turbando l’opinione pubblica, anche la storia della città ci rivela come fenomeni così distanti abbiano avuto comunque un impatto a livello locale.

Questo in un tempo in cui né la televisione né il web potevano aggiornarci sugli eventi, e magari pure suggestionarci, commuoverci, renderci più compartecipi. Ciò non toglie che il cataclisma fosse percepito come terrificante, e le conseguenze sulla popolazione altrettanto devastanti.

L’eruzione dell’Etna

Nel 1923, in via d’urgenza, l’amministrazione comunale delibera un contributo per le vittime dell’eruzione del vulcano siciliano.

Un immane disastro s’è abbattuto sopra una fiorente terra di Sicilia… la popolazione fugge abbandonando ogni suo avere, lasciando sotto il lenzuolo nero della lava ogni sua risorsa…

L’appello è del sindaco Miglio, che con un manifesto sollecita la solidarietà dei fossanesi:

Udite, o cittadini, l’eco del pianto di quegli infelici: udite la loro implorazione angosciosa, e generosamente, come sempre, accogliete in loro aiuto…

L’enfasi risulta piuttosto ridondante, ma in quegli anni la retorica era di casa un po’ ovunque.

Ciò che conta è muoversi in soccorso, fare qualcosa, attestare insomma uno spirito di comune sostegno con le vittime dell’eruzione vulcanica.

Il precedente napoletano

Già nel 1906 la Città si adoprò per aiutare i napoletani, allorché fu il Vesuvio a eruttare lava e lapilli.

La Stampa il 13 aprile aveva dato ampia notizia della sciagura, rimarcando pure i danni subiti da un nostro concittadino, il cav. Galliano, che a Napoli aveva avviato una prospera distilleria:

Sul tetto della distilleria numerosi operai lavoravano a gettar giù lo strato di lapillo, che raggiunse l’altezza di un metro e più. Il cavalier Galliano, che è ancora sotto l’impressione paurosa del disastro, trova forza per dirigere i lavori e incitare gli operai a far presto per evitare nuovi disastri.

Con le lacrime agli occhi addita la casa sua e quella della figlia, sposa di un anno. Tutto è distrutto. Nelle camere squarciate si vedono ancora i mobili. Egli ha subito danni per 200 mila lire; non ha ricovero per dormire ed ha fatto costruire nella piazza una baracca di legno, piccolissima…

La Fedeltà del 18 aprile riportava che

Il direttore dell’Osservatorio ci comunica che la cenere delle ultime eruzioni giunse anche a Fossano; infatti nell’apposito ricettore per le polveri meteoriche il 13 corrente si trovò della cenere, la quale proviene certamente dal Vesuvio, perché venne confrontata con un campione autentico ricevuto in questi giorni…

Fossano aprì una sottoscrizione: il Municipio versò 100 lire, e altrettanto fece di tasca propria l’avvocato Salvatore Sacerdote; la Società dei balli pubblici elargì 50 lire; l’Unione commercianti 10 lire; altri concittadini ne versarono 5, per un totale di 311.50 lire.

Diciassette anni dopo la raccolta di fondi fu più cospicua, ma vi comparteciparono pure le Associazioni, come il Circolo Giovanile Cattolico “Beato Oddino Barotti” in sinergia con la sezione fossanese del Partito Nazionale Fascista: 1000 lire dal Comune e 1060 lire dalla società civile.

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