Apparizioni celesti e culto mariano: il mese di maggio a Fossano

Maggio, il mese che dalla trattatistica borromaica in avanti è dedicato alla devozione della Vergine, ha a Fossano una sua peculiare meta di culto: il santuario della Madre della Divina Provvidenza a Cussanio.

Ovviamente questo non è lo spazio per un’omiletica cristiana, ma nel contempo la rilevanza sociale che nei secoli ha caratterizzato la pratica religiosa merita un cenno storico sulle origini e sull’evoluzione nel fossanese.

Apparizioni: una presenza capillare sul territorio

Per comprendere la nascita del culto locale è bene farsi un’idea di cosa accadesse un tempo nei paraggi: la Vergine celeste, stando a quanto attestano le memorie dei vari santuari limitrofi, pare non disdegnasse di apparire nella pianura cuneese con una certa frequenza. Prendendo in considerazione soltanto i luoghi di culto più vicini scopriamo che diede segni di sé:

1336, a Bra, mostrandosi con bagliori accecanti, presso un pilone dove Egidia Mathis s’era rifugiata per scampare a potenziali stupratori. La santa Vergine li mette in fuga; fa partorire prematuramente la giovane sposa incinta; sbocciano fiori di pruno sui rami scheletriti, perché si era in pieno inverno.

1493, a Racconigi: appare al pastorello sordomuto G. Antonio Chiavassa, donandogli voce e udito.

1537, a Melle di Farigliano: si palesa sopra un sasso, in abito bianco, al savoiardo Antonio da Momigliano, parecchio malato. Costui risiede a Farigliano; ottiene la guarigione; coinvolge nel miracolo un suo amico, tale Marco Cornero, anche lui pieno di dolori e assai acciaccato. Cito questa apparizione per campanilismo: pare che quest’ultimo fosse nientemeno che fossanese.

1592, a Vicoforte di Mondovì. In questo caso la Vergine sanguina copiosamente: la sua immagine su un pilone infatti è stata colpita da una schioppettata. A far fuoco è Giulio Sargiano, un cacciatore al quale è partito un colpo per sbaglio.

1593, nei pressi di Cuneo: appare a un sordomuto, sanandolo; edificheranno pochi anni dopo il santuario della Madonna dell’Olmo.

1639, vicino a Savigliano, rinsavisce Petrina Tesio: la donna aveva perso le facoltà mentali, al punto d’abbandonare il tetto coniugale lasciando soli marito e neonato. L’intervento mariano in questo caso ha così effetto che la Tesio sarà pure proclamata beata.

Le apparizioni sono distribuite in un ordine cronologico e territoriale che consente l’edificazione di luoghi di culto congeniali a ogni località, senza costringere chi risiede alle porte della Langa di farsi troppa strada per lambire i pendii prealpini nel capoluogo.

L’apparizione a Fossano, crocevia della provincia Granda

A Fossano la Vergine appare nel 1521.

La notizia è segnata nella Cronaca cinquecentesca di Pietro Barroto, che poco prima di annotare del prodigio sacro riportò l’evento opposto: Martino Lutero ha scritto contro le indulgenze ed è stato dichiarato eretico.

«1521. De zugno dove he la chiesa de la Madona de Quzaneo ocorse un evidentissimo miracolo. Stando uno per nome Bartolomeo, muto a natività, in pastura con le bestie de Gian Bolino, li aparve una dona vestita de bianco, quale si crede fusse la Vergine Maria, et li disse che aprisse la boca, et fatoli il segno de la croce comenciò a parlar, et ditoli essa dona che dovesse avisar quelli de Fossano che facessero penitenza ,che Dio era scorozado cun loro, he subito disparve; et infra poco tempo del deto aviso sij atacò la peste in Fossano, he moriteno 5000 persone…».

Il cronista aveva il dono della sintesi; la tradizione ecclesiastica invece è più esaustiva: al sordomuto la Vergine apparve una prima volta l’8 maggio – e non a giugno -, vestita di bianco.

Guarito, il guardiano del bestiame tenta di convincere i concittadini a convertirsi. Invano.

Ritorna sconfortato alla sua mansione.

Tre giorni dopo riecco una seconda apparizione, mentre dorme nei campi, al pascolo.

La Madre della Divina Provvidenza stavolta ha cambiato abito: veste di rosso, con un manto turchino, e indossa un ricco diadema sul capo. Insomma, un abbigliamento regale che conferisce maggior autorevolezza, consono al monito perentorio che riaffida al pastorello.

In aggiunta – o per gratificarlo o per motivarlo -, gli dona tre pagnotte. D’altronde l’impresa che lo attende è gravosa, e giova cimentarsi a stomaco pieno.

Il dono del pane, ignoto al Barroto, differenzia questa con l’apparizione al sordomuto di Racconigi del 1493, e evita il plagio alla successiva, proprio cent’anni dopo, a Madonna dell’Olmo. Si tratta di un unicum.

L’appello celeste, per bocca del messo miracolato, va a vuoto: «i fossanesi d’allora, più increduli dei Niniviti, al novello Giona chiusero le porte in faccia…», così osservava il teologo Lamberti nello scorso secolo, e la pestilenza non può che essere la conseguente, immane, scontata strage di peccatori.

Il culto nel Cinquecento

L’indifferenza pare si sia protratta per tutto il secolo, a giudicare almeno dalla trascuratezza con cui la cappella di Cussanio, e quella vicina della Madonna dei campi, versarono per lunghissimo tempo.

Infatti nel 1593 il vescovo che per primo visitò questi luoghi sacri emanò dei decreti per porvi rimedio. Nemmeno alla notizia del suo arrivo per ispezionare le cappelle qualcuno pensò di ovviare all’incuria.

In quella a Cussanio monsignor Daddeo trovò un solo camice per celebrare, di cui proibì l’uso con la minaccia di sospensione di sei mesi al Capitolo; ritrovò abbandonato a terra il cero grande; ordinò di mettere una grata alle finestre «a ciò non vi entrino l’uccelli» che probabilmente svolazzavano indisturbati, visto che non c’erano né vetri né telai di carta o di stoffa.

Peggio alla Madonna dei campi, dove all’interno bivaccava il bestiame, che vi lasciava pure «altre indecenze»!

Il culto in Età Moderna

Il secolo successivo riabilitò l’evento miracoloso: nel 1604 il vicario generale della diocesi e canonico penitenziere Battista Botta raccolse ufficialmente e sotto giuramento le testimonianze di quattordici fossanesi che conobbero il sordomuto Bartolomeo Coppa, al quale la Madre di Dio era apparsa nel 1521. Molti di loro erano già avanti con gli anni, tanto che se ci fosse stato l’INPS si sarebbe valutata un’aspettativa di vita ben più lunga dell’odierna, con buona pace per il calcolo pensionistico.

Un po’ tutti descrivono il miracolato come basso di statura, vestito di blu, con una tavoletta al collo, intento a elemosinare per la città. Non proprio un Adone: «di faccia alquanto deforme»… «di faccia meschina». Un ritratto poco lusinghiero.

I dettagli intorno all’abito della Vergine sono un po’ confusi: chi ricorda la versione in cui era vestita di bianco; chi di turchino; chi inverte i colori nelle due apparizioni. Visto il lungo tempo trascorso è comprensibile.

Uno di loro si confonde e attesta d’aver sentito dire che la donna turchina la prima volta domandò a Bartolomeo Coppa una vacca. Una richiesta piuttosto insolita, in verità.

Dopo i Testimoniali, nel 1610 si muove il nobile Federico Sandri a Roma per ottenere l’indulgenza plenaria dal pontefice per la chiesa di Cussanio.

Sandri è la stessa famiglia da cui proviene il vescovo fossanese di cui l’incisore Giovenale Boetto nel 1647 riporta dedica e stemma, in cima alla raffigurazione del miracolo di Cussanio, ambientato in un paesaggio bucolico, con la città sullo sfondo e i bovini al pascolo.

La presenza delle vacche ricordò in seguito alla Comunità che la Madre della Provvidenza avrebbe potuto giovare nel fermare l’afta epizootica, dato che «alcune de’ quali restano pure effiggiate in detta lastra», come registrato in una deliberazione del Consiglio per finanziare messe e processioni alla Vergine di Cussanio, nel 1720.

Lastra originale del 1647, collezione “Fondazione F. Sacco”, Biblioteca civica di Fossano

 

 

Proprio negli anni Venti del XVIII secolo gli agostiniani dell’attiguo convento di Cussanio iniziano a sfornare il pane denominato “micchette della Vergine”, da offrire ai devoti durante i loro spostamenti sul territorio per la pratica delle “collette”.

Pane e pic-nic sono invece un’abitudine squisitamente locale di molte famiglie che  si ritrovano insieme all’ombra del limitrofo parco, a partire da maggio, per tutta l’estate.

Ma è un’altra storia, pure più recente, questa.

 

Biblioteca Civica Fossano, Collezione Vallauri, primo Ventennio del secolo scorso, da stereoscopica su vetro.

 

Note di riferimento

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